05 settembre 2022

Recensione: Una Storia Dell'Orrore Italiana di Paolo Prevedoni

Oggi L'Aura torna a parlarci del genere che adora in assoluto, l'horror. La sua estate è stata tinta interamente di rosso e questo è il primo romanzo "pauroso" che ci propone: "Una Storia Dell'Orrore Italiana" scritta da Paolo Prevedoni, edita Bibliotheka Edizioni
Vediamo insieme cosa ne pensa la nostra blogger, buona lettura.
Titolo: Una Storia Dell'Orrore Italiana
Autore: Paolo Prevedoni

Casa Editrice: Bibliotheka Edizioni

Data Di Pubblicazione: 25 Agosto 2017

Genere: Letteratura Horror

Formato: Ebook - Cartaceo

Prezzo Ebook: 7.99 €

Prezzo Cartaceo: 18.05 €

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TRAMA

Una villa maledetta, un mistero sepolto nel passato, uno scrittore di romanzi horror cui viene commissionato un libro sui fatti di sangue che, negli anni, hanno funestato Miraniente, piccolo paese della provincia padana. Un romanzo che si insinua sotto pelle grazie ad uno stile capace di veicolare il senso del mistero, del brivido e dell'inquietudine. Prevedoni mixa magistralmente tutto il meglio dell'immaginario oscuro dell’ultimo quarantennio. La Buffalora di sclaviana memoria (Dellamorte Dellamore) e la Derry clownesca partorita da Stephen King (IT) si sposano con il thriller di argentiana memoria (Profondo rosso) e il gotico padano del Pupi Avati di La casa dalle finestre che ridono; le atmosfere gore di Lucio Fulci (L’aldilà) vanno a braccetto con le derive sarcastiche dell’horror anni ’80 (Un lupo mannaro americano a Londra) e confluiscono nei toni del Carpenter di Il seme della follia. Un capolavoro della letteratura horror che non ha eguali nel nostro panorama editoriale, che riesce a ricordarci il significato (forse smarrito) della parola paura.

Bentrovati cari lettori e lettrici, come ben sapete amo le storie horror, sono il mio pane quotidiano e in questi giorni di meritato riposo, mi sono dilettata con la lettura di romanzi "raccapriccianti, da brividi!"
"Una Storia Dell'Orrore Italiana" scritto da Paolo Prevedoni è stato il primo romanzo che ha aperto questa mia piccola scaletta estiva.
Miraniente, paesino sperduto nella Val Padana, in mezzo al niente, non sembra neanche comparire nelle cartine geografiche. Una villa bianca maestosa su una collina che si affaccia sul paesino, contornata da una continua fitta coltre di nebbia, talmente densa che neanche la lama del più affilato dei coltelli riuscirebbe a tagliare. Una leggenda narra di un'oscura figura che si aggira indisturbata tra le viette del paesino, una figura che mette i brividi.
Estate 1982, due ragazzacci del luogo decidono di mettere fine alle dicerie che riguardano la villa; armati di benzina si recano nella magione e tentano di darle fuoco, ma un qualcosa di innaturale e infernale si contrappone tra i due e il loro losco piano. A nulla serve l'arrivo tempestivo delle forze dell'ordine, per Giogiò e il Curti sembra essere arrivata la loro fine. Da quella sera, Nicola il carabiniere, non sarà più lo stesso, diventa per tutti, dopo quegli eventi, Nik il pazzo.
«Sai che ti dico? Sai cosa vorrei fare se andassimo alla villa bianca» Giogiò si sporse verso il Curti, mordicchiandosi l’unghia del pollice. «Vorrei bruciarla da paura.» E voleva farlo davvero, per la miseria.
Miraniente 2014, trentaquattro anni dopo il fattaccio, uno scrittore romano fa il suo ingresso nel paesino. Francesco Romero è stato assunto da Massimo Ceriana per scrivere un  libro riguardante la terrificante villa; sotto lauto compenso Francesco accetta e firma il contratto, ignaro di aver messo la firma per la sua discesa all'inferno, si stabilisce nell'hotel della zona e scriverà al sua opera a Palazzo Montini per volere dello stesso Ceriana. Da subito lo scrittore respira un'aria strana, malsana, ma armato delle sue inseparabili Chesterfield si arma di coraggio e inizia il suo viaggio verso l'ignoto.
«Accidenti! Uno scrittore! E cosa scriverà qui a Miraniente?» Francesco bevve il suo caffè (che faceva schifo) e alzò le spalle. 
«Un romanzo dell’orrore, ma non so ancora di cosa parlerà. Sono arrivato ieri, mi sono sistemato all’albergo Azzurro, a Valenza.»
Già dal prologo sono stata catturata dalla scrittura di Prevedoni; lineare e fluida, interessante a tal punto da incuriosirmi immediatamente. Subito si respira aria di terrore mista a quel non so che di misterioso e arcano.
Gli eventi si susseguono come i vagoni di un treno ad alta velocità, non c'è mai un minuto di relax, quel momento in cui si pensa: "Ora c'è la descrizione della location e dei paesaggi, quindi posso stare tranquilla", NO! Anche nelle descrizioni lo scrittore ci mette del suo per farci saltare dalla sedia.
La storia è incentrata sul ruolo del protagonista, Francesco, ma la cornice che contorna il romanzo è importantissima. Tutti i personaggi hanno un ruolo ben dettagliato, ognuno ha una funzione degna di nota e senza di essi la storia non avrebbe senso.
La vecchia villa bianca dei Parise è odiata e temuta da tutti in paese, Francesco è deciso a scoprirne il motivo ma sente che Domenico Ceriana gli nasconde qualcosa, troppi i sotterfugi per contattarlo e troppo misteriosi i motivi del suo ingaggio.
Durante la lettura ho sentito come se qualcuno mi osservasse, non mi sentivo sola... e questo è tutto dire e da attribuire alla bravura dell'autore.
La vecchia comparve all’improvviso, prendendo forma dall’oscurità. Un gradino per volta, stava salendo di sopra. Era piegata su se stessa, le mani giunte, la testa bassa, una massa di capelli grigi e ispidi. E proprio dai capelli spuntava qualcosa, ma Francesco si chiese se i suoi occhi non lo tradissero, se il buio non stesse falsando la realtà. Perché era assurdo, ma cazzo quelle sembravano proprio corna. Lunghe corna nere.
Questo romanzo è un tripudio di emozioni forti e le somiglianze con i vari stili degli scrittori horror che tutti noi più o meno conosciamo è stata la ciliegina sulla torta. Nessun copia e incolla, il Prevedoni ha fatto suo uno stile che già conosciamo nei romanzi di King rendendo la sua opera originale e inedita.
Come si accenna nella prefazione, potremo riconoscere in alcuni passaggi del romanzo delle sfumature thriller alla Dario Argento, o le atmosfere cupe dei fumetti di Sclavi, e io amante sfegatata di Dylan Dog le ho notate e apprezzate.
Niente spaltter, ma solo tanta suspanse e cuore a mille. 
La storia si sviluppa mano a mano che si va avanti con la lettura, potrei anticipare qualcosa ma rovinerei la sorpresa e poi odio gli spoiler.
Quali sono i motivi per i quali il Ceriana vuole far scrivere un  romanzo a Francesco? Perché proprio lui e non un altro scrittore più in voga? Cosa o chi si nasconde nei meandri delle quattro anime che popolano il paesino, e Villa Parise che ruolo ha in tutto questo?
Bè, non vi resta che scoprirlo leggendo questa piccola opera d'arte.
Detto ciò assegno al romanzo  Cinque Terrificanti Piume
Alla Prossima, L'Aura

2 commenti:

  1. MI intriga parecchio questo libro, il genere è il mio preferito e da quello che hai scritto pare proprio promettere bene.

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  2. Grazie del commento. Il romanzo è davvero molto bello.

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